Dedicato
Sono a Celle.
È stata una decisione improvvisa, presa in parte per rispettare una promessa fatta, in parte nella mia mania di riempire il tempo fino all'orlo delle mie possibilità, e forse anche un poco di più, per farlo fruttare, sfruttarlo, non perderlo. Per prenderlo.
Come sempre il viaggio mi dà libertà. Oggi sto crescendo e oggi la sensazione è un po’ diversa; ma neanche poi così tanto. Quella gioia, frenesia interiore del rimettere i piedi uno davanti all'altro verso l'ignoto oggi è sopita, perché è uno stacco breve all'interno della stessa tranche di vita. Oggi la sensazione è piuttosto quella di chi ripercorre una strada e rivisita un luogo già conosciuti e misurandosi nuovamente con essi non se ne sente più puramente contenuto, perché è cresciuto dentro, e ora non c'è cosa, non c'è possibilità che qualcosa o qualcuno lo prenda in fallo o impreparato a qualcosa. Perché è padrone di sé. E allora ho capito una cosa, ma te la dirò dopo.
La ragione che mi induce a scriverti è che fin dal mio arrivo ho percepito qualcosa, nell'aria, nella casa, nella luce, qualcosa che mi ha ricordato le nostre estati qui e le nostre estati in Sardegna. Quasi con sorpresa, ora che sono in grado (quasi costretto, se vogliamo) di riempire il mio tempo fino all'orlo, di sfruttare davvero gran parte delle mie risorse, ora che sto crescendo, ricordo quei momenti con felicità pura, momenti luminosi, quasi idilliaci nella loro staticità, come illuminati dalla luce senza fronzoli di un faretto, o di faretti gemelli. Momenti che, ora ti confesso, ho vissuto anche in parte con angoscia sotterranea, momenti in cui non stavo del tutto bene con me stesso e con il contesto, mi ritornano oggi alla memoria limpidi e mondati da queste sensazioni negative, per rimanere unicamente belli, e mi chiedo se in fondo non fosse quello il massimo della felicità cui potessi aspirare in quel periodo. Me lo sono chiesto in effetti solo per un attimo, perché la risposta è netta nella mia mente: no. La mia strada mi portava verso ciò che è successo, a nulla sono valsi, per fortuna, gli sforzi fatti negli anni per forzarne il tragitto, o per fermarmi più a lungo in una tappa. Ed è per questa forzatura che vivevo quei momenti in modo anche negativo, e ti chiedo scusa di questo perché non può che avere influito su di te e su di noi. Consapevole di questo e realmente sorpreso della bellezza dei ricordi – non c'è niente come gli odori per scatenare i ricordi, e quello che sto sentendo è l'odore delle notti al campeggio, il sapone che c'era in casa a Bortigali, il profumo dell'estate cellese, il sapore delle serate al paese delle ortiche, il vento – mi chiedo dunque se dato che il passato è escluso non sia questa una forma possibile di felicità per me oggi o domani. È venuto il momento di dire quanto ho scoperto prima.
Sono cresciuto tanto in questo anno e mezzo, tutte cose che esistevano già in potenza, in gemma o in boccio, se vuoi, in me, e non sono realmente in grado di dire quanto o come e che altri semi sono stati piantati. È che - è perché - non lo so. Lo sento, semplicemente.
E questo correre dietro a me stesso, alla mia vita, mi fa finalmente battere il cuore al ritmo e con la forza giusta. Sento di star lavorando per diventare una persona migliore e per contribuire a migliorare il mondo intorno a me. Mi sento, finalmente, parte del flusso degli eventi, e finalmente ne voglio essere una parte e me ne sento in grado.
Lavoro per l'equilibrio, imparo tante cose e mi sviluppo. Espando il mio essere, la mia influenza. Mi rafforzo.
(Infatti?) pensavo prima, di fronte a un piccolo inconveniente, ed è ciò che ha scatenato l'illuminazione, che tutto ciò che considero ormai dei piccoli intoppi è la soddisfazione e in un certo senso la felicità (la facilità?) con cui ne vengo fuori (di quelli grandi c'è l'eccitazione della sfida).
Sapersi arrangiare sempre. Gestirsi autonomamente (emanazione del primo, anche se sembra il contrario).
E allora è stato chiaro. La felicità è sapersi arrangiare sempre. Perché nessuno ti può più impedire di seguire il tuo cammino, perché in questo modo non hai più limiti: di fronte a una difficoltà ti arrangi e la superi. Non devi per forza sapertela cavare sempre: basta che tu sappia come fare a scoprire come cavartela. Questo è arrangiarsi. Se uno ha questo può dirigere i propri passi nella direzione che vuole. Può tentare tutto. Quindi, più completo: oggi, per me, la felicità è sapermi arrangiare sempre. Mi dà la misura di me stesso, mi mette in correlazione positiva con tutti gli altri , mi fa scoprire il mondo. Forse anche più importante: risveglia in me il senso della poesia, basato sulla percezione dell'armonia e della bellezza, rapportato e quindi in confronto costruttivo e generativo con la mia identità in divenire e con una visione del mondo che riesce a trascendere il momento contingente anche se solo per fornire la consapevolezza che le forme di quel momento preciso non sono le uniche possibili, ma che, proprio grazie alla varietà possibile, tali forme hanno una natura particolare, sono uniche, significano qualcosa, portano un messaggio. In definitiva anche da qui si ritorna infine alla consapevolezza che sono le nostre scelte e quindi il desiderio e la volontà che vi poniamo dentro, che danno significato alla nostra vita.
Quindi, tornando a noi, credo che quei momenti ricordati non potrebbero appartenere neanche al mio oggi, ne sono quasi sicuro, ma sul domani ho solo tracce e speranze e nulla ne posso dire.
A questo punto occorre che ti dica perché ho scritto tutto questo. Semplice: un misto tra "mi andava" e "ne avevo bisogno". Noto anche come, nell'ultima parte, il processo maieutico della scrittura mi abbia portato a realizzare cose che prima non mi erano chiare in modo così esplicito. Ecco la mia forma di ascesi.
Però occorre che ti dica perché ho scritto questo a te. Le ragioni sono diverse.
La prima è che ovviamente era per te.
La seconda è che in un certo senso te lo dovevo e che forse, nonostante tutto, non mi ero mai aperto così con te. Avevo paura?
La terza è che voglio che, data per certa la 2, tu possa conoscere queste cose. Per farlo, dato che come al solito per preservare un simulacro di unità del discorso molte cose finiscono nel non detto, ciò che dovrai fare è cercare le implicazioni (e le riflessioni) delle cose, cosa che, per onestà devo dirlo, non sei mai stata brava a fare quanto io speravo (però in più di un'occasione mi hai fatto cambiare quest'idea con quella, di poco diversa, che in realtà sei brava a farlo, ma non usi a fondo questa tua facoltà). Cercale, ce ne sono diverse disseminate qua e là. Un indizio è la quarta ragione, ovverosia il fatto che ti dedico tutto questo anche per quella difficoltà a verbalizzare tutto ciò che ti sta succedendo nell'ultimo periodo, di cui parlavamo nella nostra ultima vera chiacchierata, un paio di settimane fa: infatti spero che tutte queste parole, vero fiume in piena ormai, ti aiutino a chiarirti qualche concetto, qualche punto, qualche idea e che ti aiutino un poco a capire quel bellissimo caos che mi dici essere oggi la tua vita.



